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fuori il Colonnello

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fuori il Colonnello

Messaggio  peter74 il Lun Ago 30, 2010 10:05 pm

Stasera dopo aver visto il telegiornale sono rimasto allibito........
Premesso che ognuno di noi ha il pieno diritto e facoltà di esprimere liberamente le proprie opinioni ( diritto guadagnato con il sacrificio di tanti nostri nonni ) ,sono rimasto interdetto dall'intervento del colonnello Gheddafi davanti a una platea di 300 ragazze pagate per essere umiliate e ridicolizzate da parte di un tipico esponente del maschilismo islamico. Forse al loro posto con la mia dignità di uomo mi sarei alzato a metà dell'intervento e me ne sarei andato. E' stato già umiliante per queste ragazze dover essere state pagate per ascoltare i deliri di questo personaggio. Come fa a dire questo uomo ( se così si può chiamare.......) che la donna è trattata meglio nel mondo islamico rispetto a quello occidentale? Perchè non dice realmente cosa succede nei paesi musulmani? Mesi fa ho letto 2 bellissimi libri di Khaled Hosseini ( Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli ) che fra le righe descrivevano il disagio e l'enorme difficoltà nella quale vivono le coraggiosissime donne afghane. Storie di violenze domestiche,di veri e propri stupri eseguiti nelle proprie 4 mura ai danni di quelle povere donne, del divieto di passeggiare da sole per la città.etc.......). Aldilà del credo politico sono fiero di vivere in uno stato e in una civiltà dove esiste ( anche se a volte purtroppo solo sulla carta ) l'uguaglianza fra i sessi e il rispetto verso la donna. Certo ,esistono purtroppo anche le tante eccezioni. Ogni giorno sentiamo al telegiornale storie di violenze fisiche e psicologiche verso le donne. Certi episodi dovrebbero essere puniti in modo esemplare. Ma non può essere certo un ditattore di uno stato mediorientale a permettersi di dare a noi italiani lezioni di moralità e di religione.
E il tutto fra l'imbarazzo e il cercare di ridimensionare l'accaduto da parte del nostro governo interessato solo a trattare con tutti gli onori un criminale di guerra

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fuori il colonnello

Messaggio  solenascente il Mar Ago 31, 2010 1:45 am

Sono per la pace tra i popoli, ma ti capisco Peter.
Faccio fatica a credere che il nostro paese debba vendersi così.
Ho voluto farmi ancora più male di te e in diretta ho assistito alle "celebrazioni", perchè avevo bisogno di capire: un discorso allucinante e da che pulpito vengono le prediche!.
Ma noi siamo un popolo civile, grazie al suo caro amico Mister B, che ha avuto tanto coraggio da chiedere perdono.
Riconosco le nefandezze del passato, ma sentrsele da raccontare da un tipo così...mah...e che racconto!.
Ma noi siamo un popolo di "originali" e ci distinguiamo dagli altri.
Non ti nascondo che durante "lo spettacolo" ho avuto persino scoppi di ilarità...con tutti quei cavalli. Mi facevano ridere sia quelli dell'uno che quelli dell'altro (avrò perso lo spirito patriottico) . Ma dopo il riso è subentrata la riflessione e quel riso si è trasformato in amarezza. Quanto spreco!....
E poi ho cominciato a pensare ai 5 miliardi che la UE avrebbe dovuto sborsare al signore per limitare il flusso migratorio,...perchè...perchè devi sapere che gli altri paesi non possono fare molto, ma loro sì,...sono seri in queste faccende.
Se non vogliamo un'invasione o rischiare di diventare tutti neri, bisogna fidarsi e affidarsi , sganciando qualche soldino..e voilà..tutto risolto.
Mi sono chiesta:_ ma che fine dovrebbero fare quegli affamati alle frontiere?_
Il primo pensiero che mi è venuto in mente _ Forse rimandati nel deserto a morire di fame?_
Che amarezza!...Non mi piace questa umanità!
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Re: fuori il Colonnello

Messaggio  gabriel il Mar Ago 31, 2010 9:09 am

no cara Sole non vengono rimandati o ricacciati nel deserto a morire di fame , ma vengono mandati in lager che hanno costruito apposta per loro , dove lavorano come schiavi di quel regime e di questo regime che li ha messi al confine .
A me fa schifo un governo che si abbassa a questi modi da terrorista e poi dicono che le donne verrebbero trattate meglio che su questi territori ?????
La lapidazione dove la mettono ????
Dove c'e qualcuno che si crede Dio , gli esseri umani e sopratutto le donne verranno trattati sempre come dei reietti ...
Carla Bruni si è opposta a questa storia e l'hanno definita prostituta ...le trattano meglio le donne ..ahahahahahah a proprio ragione ....


Dal corriere della sera

È la domanda che si sono fatti, già da una quindicina di giorni, i firmatari dell'appello «Fermiamo la lapidazione di Sakineh». È la domanda che si pongono le decine di migliaia di donne e di uomini che da quel momento in poi ogni giorno, a ogni ora - e certi giorni al ritmo di una firma ogni due o tre secondi - si sono uniti al primo appello. Ma, ovviamente, nessuno può rispondere a questa domanda spaventosa. E nulla ci assicura che, nei giorni a venire, forse domani stesso, o la notte seguente, quell'atroce sentenza non venga eseguita, riducendo il bel viso di Sakineh Mohammadi Ashtiani alla stessa poltiglia sanguinolenta di quello dei due amanti, lapidati a morte senza pietà il mattino del 16 agosto scorso, nei pressi di Kunduz, una regione dell'Afghanistan sotto il controllo dei talebani.

Dentro di me, non riesco a crederci. Credo, anzi voglio credere, che la campagna di mobilitazione avviata dal quotidiano francese Libération, dal periodico femminile Elle e dalla rivista letteraria online La Règle du Jeu finirà per spuntarla.
E questo, a mio parere, per tre motivi. Innanzitutto perché, come ha detto una persona che tra le prime ha risposto al nostro invito a spedire, ogni giorno, una «Lettera a Sakineh» (l'attrice francese Charlotte Gainsbourg), noi abbiamo la fortuna di vivere in democrazia, ovvero in paesi dove l'ultima parola spetta - talvolta nel male, ma in questo caso speriamo nel bene - a quel padrone assoluto che si chiama Opinione Pubblica. Quando 40.000 uomini e donne (il numero complessivo di coloro che fino a questo momento hanno già firmato) pensano che la lapidazione sia un crimine infame, quando ci mostriamo unanimi (al di là degli schieramenti di parte, delle convinzioni o meno di ciascuno) nel rispondere con le lettere dei nostri nomi alle pietre dell'oscurantismo e dell'oppressione, costringendo i governi a mettersi al nostro passo e a seguirci, allora non è certo un caso che il primo paese ad appoggiare con fermezza, nelle parole di Nicolas Sarkozy, la causa della giovane donna sia stato appunto quello che ha lanciato la petizione.

Secondo, per quanto implacabili siano le dittature, e per quanto prive di scrupoli, anima e virtù siano i loro governanti, esse non sono mai sorde al punto da ignorare i segnali che provengono dal mondo delle democrazie, pur nel braccio di ferro perennemente ingaggiato con loro, diventato ormai un modo di essere e quasi una seconda natura. Che un paese come la Francia abbia preso posizione con tanta risolutezza, al punto da dichiarare attraverso la bocca del suo presidente che la giovane donna minacciata di lapidazione è «sotto la sua responsabilità», che ne abbia fatto una questione di principio, d'onore e addirittura di interesse nazionale - di questo il regime di Teheran non può non tener conto, in un modo o nell'altro. Alla Règle du Jeu, grazie alla rete dei blogger e dei siti iraniani a noi collegata, abbiamo ricevuto notizia di un crescente movimento di opinione, all'interno degli ingranaggi giudiziari e politici iraniani, il quale stima che il prezzo da pagare per la condanna a morte, in piena agorà del villaggio planetario, di una donna il cui unico crimine è stato quello, forse, di essersi innamorata, risulterebbe per il regime troppo esorbitante e rischioso.

E infine perché su un palcoscenico ad alta tensione come quello iraniano in questo momento, in un teatro d'ombre su cui si affrontano gli amici della democrazia e i partigiani di una «mullahrchia» presto nuclearizzata, avanza oggi un terzo e ultimo attore il quale, benché troppo spesso dimenticato, svolge e svolgerà un ruolo sempre più cruciale: questo attore è la società civile iraniana in lotta, anch'essa, contro il suo Stato, per la difesa della cultura e dei valori della grande civiltà persiana. Non dimentichiamo inoltre che la nostra petizione, questo appello a favore di una donna ancora ieri sconosciuta ai più e che oggi il mondo intero chiama per nome, questo gesto di riconoscimento di un viso che è diventato, nel giro di poche settimane, una vera icona planetaria, ecco, sono questi i primi segnali di solidarietà concreta che siano stati rivolti a quella società civile da quando, poco più di un anno fa, essa si è vista derubare del voto. Un altro motivo per cui Ahmadinejad e i suoi non possono restare sordi all'appello che gli viene rivolto.

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Ma nulla ci garantisce, e lo ripeto, che non ci sveglieremo domattina per apprendere dai giornali la tremenda notizia dell'esecuzione di Sakineh. Le ultime informazioni che ci giungono dall'Iran in questo senso non sono tutte incoraggianti. Se il potere, davanti all'ondata di indignazione globale, ha deciso ufficialmente di sospendere l'esecuzione della condanna a morte, ricordiamo che 1) il caso di Sakineh, già chiuso in precedenza, è stato riaperto dai giudici questo fine settimana (potrebbe, tuttavia, non essere un segnale positivo); 2) il figlio di 22 anni, Sajad, non ha più avuto contatti con lei (e questo è, senza alcun dubbio, molto inquietante); 3) sabato sera, 28 agosto, un responsabile della prigione di Tabriz ha annunciato alla prigioniera di tenersi pronta, invitandola a esprimere le ultime volontà (e di colpo ci sentiamo gelare il sangue).
E invece, a maggior ragione, è proprio questo il momento di continuare a implorare la clemenza dei giudici; di continuare a sollecitare la mobilitazione delle coscienze, davanti a un comportamento che potrebbe non essere altro che un atto intimidatorio, da parte delle autorità, allo scopo di incutere terrore. Se altri paesi si uniranno senza indugio alla Francia (perché no, da oggi stesso, anche l'Italia?), se altre voci rilanceranno a loro volta il nostro appello (che cosa aspettano gli intellettuali musulmani europei e del mondo arabo?), se riusciremo a essere ogni giorno più numerosi a firmare l'appello contro il fanatismo e per la concessione della grazia, solo allora, ne sono convinto, avremo una vera possibilità di salvare Sakineh.
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Fuori il colonnello...

Messaggio  solenascente il Mar Ago 31, 2010 9:35 am

Continuo a scrivere volutamente colonnello in lettera minuscola, perchèè il minimo che possa fare...


no cara Sole non vengono rimandati o ricacciati nel deserto a morire di fame , ma vengono mandati in lager che hanno costruito apposta per loro , dove lavorano come schiavi di quel regime e di questo regime che li ha messi al confine .
A me fa schifo un governo che si abbassa a questi modi da terrorista e poi dicono che le donne verrebbero trattate meglio che su questi territori ?????
La lapidazione dove la mettono ????
Dove c'e qualcuno che si crede Dio , gli esseri umani e sopratutto le donne verranno trattati sempre come dei reietti ...
Carla Bruni si è opposta a questa storia e l'hanno definita prostituta ...le trattano meglio le donne ..ahahahahahah a proprio ragione ..



Ero troppo schifata ieri che volevo pensare al male minore.

MA poi questo monsignore avrà detto qualcosa?

"Non si può essere succubi o complici" Roma, 30 ago. (Apcom) - "Gli chiederò notizie sui campi di detenzione in Libia". Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo che questa sera incontrerà il colonnello all'Accademia libica, promette che almeno la Chiesa non tacerà sul tema degli immigrati con il leader della Libia in visita a Roma per la Giornata dell'Amicizia che celebra il trattato fra i due paesi. Quanto alla frase del colonnello che ieri avrebbe detto "L'Europa dovrebbe diventare musulmana", per il vescovo, presidente del Consiglio Cei per gli affari giuridici, "è una battuta propagandistica a effetto ma anche un'utile provocazione per ricordare all'occidente agnostico che nega le proprie radici cristiane l'importanza della religione nella formazione dell'identità nazionale". Mogavero parla della politica dei respingimenti in mare, che assieme allo stretto controllo dell'immigrazione da parte libica in seguito all'accordo del 2008 ha portato a un crollo verticale degli sbarchi dall'Africa in Italia, ma anche a un crollo delle richieste d'asilo. "E' preoccupante che non si sappia nulla di ciò che accade ai disperati d'Africa arrestati dalla polizia libica. Ne ho già discusso col ministro Maroni. Non si può chiudere gli occhi di fronte a condizioni contrarie alla dignità umana". E prosegue, "l'auspicio è che il confronto diretto con Gheddafi faccia riflettere tutti sulla politica dei respingimenti in mare dei migranti" perché "nessuno sa quale destino attende gli extracomunitari quando vengono riportati in Libia". Mogavero sottolinea che "visto che dall'Italia non ho avuto risposte lo chiederò direttamente a Gheddafi". Al Convegno all'accademia libica, spiega, è stato invitato "dall'Accademia e dalla presidenza del Consiglio" e aggiunge "confido che il cerimoniale non impedirà un confronto franco sui contenuti. Non si può essere succubi o complici e mettere la testa sotto la sabbia".

Do mio...per quattro soldi, un'autostrada....
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Re: fuori il colonnello

Messaggio  solenascente il Mar Ago 31, 2010 10:12 am

Peter ha accesso la miccia ed io sono un tipo che esamina la questione.
Per chi ha voglia un pò di memoria storica, perchè non si devono temere certe verità...e i panni sporchi si lavano in famiglia...ma a sentire che siamo gli ispiratori... no comment!


I diritti sono riservati e non copio tutto l'articolo.

Un capitolo oscuro in nuova prospettiva:
il dominio coloniale in Libia

Di seguito riportiamo il testo del discorso tenuto dal professor Aram Mattioli (Università di Lucerna) nel sessantesimo anniversario dell’8 settembre 1943 presso la Casa d’Italia di Zurigo nell'ambito di una manifestazione promossa dal Comitato XXV Aprile.
di Aram Mattioli


.....In realtà, la gran maggioranza degli italiani si considera fino ad oggi esclusivamente vittima, e non mai responsabile o complice, del fascismo......

....o di questi buchi neri nella memoria collettiva degli italiani: il dominio coloniale in Libia e il genocidio compiuto in questo territorio africano. È questa una lunga storia di violenze di massa iniziatasi ben prima della Marcia su Roma, ai tempi del governo Giolitti, ma che solo nel Ventennio nero è culminata in un vero e proprio genocidio......


Tattica esasperante
I Senussi erano una confraternita musulmana fondata nel 1833 alla Mecca da Ibn Alì al Senussi che si prefiggeva il rinnovamento dell’Islam e la liberazione dei paesi arabi da qualsiasi influenza europea. Dopo la fuga del suo leader Mohammed Idris (che doveva diventare in seguito il primo re di Libia), il movimento passò sotto la guida dello sceicco Omar al Mukthar, figura ancor oggi onorata come un eroe nella Libia di Gheddafi. I “guerrieri di Dio” guidati da Omar al Mukthar si scontrarono per anni con le truppe italiane e compirono numerosi sabotaggi. Dopo una lunga serie di fallimenti militari, il duce pretese che il conflitto libico fosse condotto a conclusione. Nel dicembre del 1928 nominò governatore della Libia il maresciallo Pietro Badoglio ordinandogli di farla finita con le bande di Omar al Mukthar. Dopo 15 mesi di campagne militari badogliane, il duce constatando l’assenza di progressi, affiancò al governatore il generale Rodolfo Graziani, in qualità di vicegovernatore della Cirenaica. Questi era un ufficiale coloniale di grande esperienza che già anni prima aveva “pacificato” la Tripolitania conquistandone larghe fette di territorio: individuo senza scrupoli che non esitava a camminare sui cadaveri. Graziani viene ancor oggi ricordato in Libia come “macellaio di arabi”. Come primo atto Graziani ordinò il disarmo di tutti i seminomandi nonché l’uccisione di tutti coloro che fossero sospettati di collaborazione con le fila della resistenza. Frattanto il maresciallo Badoglio era giunto alla conclusione che i metodi tradizionali di antiguerriglia non sortivano l’effetto di sconfiggere la resistenza libica. Risolse di essere disposto praticamente a tutto pur di ottenere la vittoria. Ordinò ai suoi migliori ufficiali di far terra bruciata attorno ai “ribelli”. I guerrieri del deserto sarebbero stati sconfitti deportando la popolazione civile. “Non mi nascondo la portata e la gravità di questo provvedimento, che vorrà dire la rovina della popolazione cosiddetta sottomessa”, scrisse Badoglio il 21 giugno 1930 al generale Graziani. “Ma ormai la via ci è stata tracciata e noi dobbiamo perseguirla fino alla fine anche se dovesse perire tutta la popolazione della Cirenaica”.
Campi di concentramento
L’esodo forzato della Cirenaica cominciò nell’estate del 1930. Centomila seminomadi, sorvegliati dagli ascari, furono costretti a marce di settimane insieme al loro bestiame. La potenza coloniale diede le loro proprietà ai contadini italiani. Sotto il terribile sole africano il dieci per cento dei deportati non sopravvisse alla fatica. Dopo centinaia di chilometri i sopravvissuti furono internati in 15 campi di concentramento realizzati in zone desertiche. Migliaia di prigionieri morirono di fame, a causa delle malattie o per sfinimento. Le guardie punivano i tentativi di fuga con esecuzioni sommarie a cui dovevano assistere tutti gli altri prigionieri. Nel settembre 1933, quando i campi nel deserto furono smantellati, solo la metà dei deportati era sopravvissuta. All’insaputa dell’opinione pubblica mondiale, nell’inferno dei lager libici fu compiuto un vero e proprio genocidio. Non soddisfatto di ciò Graziani, per impedire che i rivoltosi po­tes­sero ottenere rifornimenti di armi e munizioni, nel 1931 fece co­struire lungo il confine con l’Egitto una rete di recinzione fatta di filo spinato, lunga 270 chilometri e larga quattro metri, sorvegliata da posti di guardia. Questo limes fascista, controllato quotidianamente da pattuglie motorizzate, andava dalla costa fin dentro il de­serto libico.
Impediva anche il commercio transfrontaliero esasperando la popolazione che era rimasta in Cirenaica. Le difficoltà aumentarono con il macello a bella posta di pecore, cammelli, cavalli e asini. Il bestiame rappresentava infatti l’unica ricchezza per le tribù di queste terre. La resistenza fu finalmente piegata nel settembre del 1931. Durante uno scontro l’ultrasettantenne Omar al Mukthar fu disarcionato da cavallo. Una unità italiana riuscì a farlo prigioniero. Il vecchio fu messo in catene e trasportato a Ben­gasi. Lì, dopo un processo farsa, fu condannato a morte per impiccagione da un tribunale militare. Omar al Mukthar verrà ucciso il16 settembre 1931 nel campo di concentramento di Soluq davanti alla sua gente. Nel gennaio del 1932 il maresciallo Badoglio comunicò a Roma, non senza orgoglio, che dopo oltre vent’anni la colonia era finalmente pacificata. L’occupazione italiana dell’Africa del nord durò ancora dieci anni. Nel maggio del 1943, dopo la resa del corpo italo-tedesco allora sotto il comando di Jürgen von Armin (il feldmaresciallo Rommel era rientrato in Europa in marzo), la Libia fu posta sotto l’amministrazione militare anglo-francese prima di diventare, nel 1951, il primo stato sahariano indipendente.


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Re: fuori il Colonnello

Messaggio  gabriel il Mar Ago 31, 2010 11:44 am

notizia di cronaca italiana ... le donne dei musulmani vengono trattate coi guanti....

MILANO - Percossa e accoltellata dal fidanzato marocchino, al punto da farle perdere il bimbo che aveva in grembo. Gli uomini della questura di Bergamo stanno indagando su un episodio di violenza avvenuto sabato scorso in città ai danni di una giovane donna bergamasca di 25 anni, incinta di tre mesi. È stata la stessa vittima, subito dopo l'aggressione, a indicare alle forze dell'ordine il suo fidanzato, quarantenne, come responsabile della violenza.





LA RICOSTRUZIONE - Sulla vicenda, riferita questa mattina dal quotidiano «L'Eco di Bergamo», le forze dell'ordine mantengono al momento il più stretto riserbo, limitandosi a confermare che sull'episodio è stata aperta un'indagine. La polizia sta cercando il marocchino da due giorni, ma l'uomo si è reso irreperibile. Secondo quanto è stato ricostruito finora, sabato sera i due giovani si trovavano nell'abitazione di lui, a Bergamo, quando tra i due è nata una lite. A un certo punto il magrebino ha iniziato a picchiare la sua fidanzata, colpendola con calci e pugni, poi ha afferrato il coltello e l'ha ferita all'addome. Il marocchino ha tentato di trattenere la vittima nell'appartamento, ma la ragazza è riuscita ad aprire la porta e a scappare per strada, dov'è stata soccorsa. La 25enne è ora ricoverata in gravi condizioni agli Ospedali Riuniti di Bergamo. Sottoposta a un'operazione chirurgica, non è più in pericolo di vita, ma le ferite riportate hanno causato la perdita del bimbo.
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Re fuori il colonnello

Messaggio  solenascente il Mar Ago 31, 2010 3:55 pm

Oggi l'ennesima giornata di attesa per me e ogni tanto mi tocca andare ad aprire la posta...
ho letto che hanno dedicato una canzone ...mi è piaciuta troppo....la metto anche al bar

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