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Messaggio  solenascente il Mer Ott 02, 2013 12:32 am

*Grandi ladri

Per proteggersi dai ladri che svaligiano bauli, rubano borse e aprono casse ci si serve di solide funi, catenacci e lucchetti. Questo è ciò che il mondo considera prudente. Ma quando arriva un grande ladro, si mette in spalla le casse, carica i bauli, prende le borse e se ne va, con un’unica preoccupazione: che le funi, i catenacci e i lucchetti possano aprirsi.
In tal caso, la persona che il mondo considerava prudente non ha fatto altro che raccogliere il bottino e imballarlo a dovere per un grande ladro. E coloro che il mondo considera saggi non fanno altro che lavorare per la sicurezza dei grandi ladri.


Lasciate che mi spieghi. C’era una volta lo stato di Qi, popoloso e ordinato. I villaggi
erano tanto numerosi che ciascuno poteva udire l’abbiare dei cani e il canto dei galli dei villaggi vicini. I pescatori gettavano le loro reti, gli aratri e le vanghe solcavano la terra su un’estensione di duemila miglia quadrate, da un estremo all’altro dello stato. I templi degli antenati e gli altari della terra e dei cereali, il governo delle città e dei villaggi, tutto era in accordo con le leggi dei saggi.
Ma una mattina il duca Tian Cheng assassinò il re e si impadronì dello stato di Qi.
E non solo rubò lo stato. Con esso si appropriò anche delle leggi istituite dai saggi che servivano a governarlo. Perciò, benché la gente chiamasse Tian Cheng usurpatore, egli poté godersi in pace il regno come gli antichi imperatori. I piccoli
stati non osavano condannarlo, i grandi stati non osavano attaccarlo. Per dodici
generazioni la sua famiglia mantenne il potere in Qi.
Non è forse questo un esempio in cui l'opera dei saggi è servita a garantire la sicurezza di un grande ladro?

(Zhuangzi, X)
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